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Il posto degli asciugamani che suonano

La bambina è uno scricciolo pieno di riccioli biondi. Arriva a malapena al ripiano del bancone dove sono esposti gli asciugamani da mare di ciniglia, arrotolati in grandi, morbidi cilindri. Affonda la manina in quello arancione, il più brillante. Nessuno le dice niente perché è troppo tenera. Dopo 2 o 3 volte che ritira la manina e la riaffonda nel tessuto, le faccio:

“Bau”

e lei guarda prima l’asciugamano, poi me.
Prova a toccare l’asciugamano blu:

“Drin”

Quello rosso:

“Miao”

Quello giallo:

“Din Don”

Quello verde:

“Pepè”

Di nuovo quello arancio (Bau), ancora rosso (Miao), giallo (Din Don), verde… aiuto, come faceva il verde? Miao? No, era il rosso. La piccola attende, poi tocca di nuovo il verde. Mi butto:

“Din don”

Esita. Stringe gli occhi a fessura.
Ormai l’ho persa.
Interviene la mamma a portarla via, scusandosi per il disturbo. Io rimango col dubbio: come cavolo faceva il verde?

La mattina dopo le ritrovo ferme davanti alla porta. La bambina ha riconosciuto il posto degli asciugamani che suonano, e anche se la mamma le ha detto che a quest’ora gli asciugamani fanno le nanne e non possono suonare (grazie, signora, grazie di tutto cuore!), riesce a portarla dentro e a farle provare un paio di sandalini da mare, impresa che a quanto pare fino a questo momento è risultata impossibile.
I miracoli del customer care si vedono già in tenera età.

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