... and more · Progetto Nero su Bianco

Cronaca di una giornata al 9 Muse Milano

Sono giorni che mi rigiro questo post tra le mani e adesso è davvero il momento di premere invio, altrimenti va a finire che lo pubblicherò giusto in tempo per la prossima edizione del 9 Muse.

La descrizione sintetica sul gruppo Facebook dell’evento è “l’evento live per ispirare tutte quelle che sognano di lanciarsi da sole” e tutto quello che è successo lo scorso fine settimana a Milano è il coronamento del lavoro degli ultimi anni di Spora/Veronica Benini, che ha come obiettivo l’empowerment femminile attraverso vari strumenti: è partita dai tacchi diversi anni fa, e ora è arrivata a costruire attraverso il mondo colorato di Insplagenda una community in crescita e sempre più compatta, in cui centinaia di donne si confrontano su molti temi che girano intorno all’imprenditoria femminile. Tra esse (tra noi) c’è chi sta provando a mettersi in proprio, chi ancora sta valutando quest’ipotesi, chi ha bisogno di reinventarsi, chi ce l’ha fatta, chi ce la sta facendo, chi è convinta che non ce la farà mai e, attraverso le altre, riceve spunti interessanti per iniziare a ricredersi.

L’aspetto positivo di incontrarsi in rete è quello di potersi connettere da qualsiasi latitudine a persone con cui probabilmente non avremmo molte occasioni di incontrarci, ma a un certo punto lo schermo del computer inizia anche a essere un limite, perché regolarmente, a mano a mano che i rapporti diventano saldi, il desiderio di stringersi in un abbraccio fisico, oltre che virtuale, diventa un’esigenza.

Ed ecco che arriva l’idea di raccoglierci in un evento di una giornata, dove chi ce l’ha fatta e ce la sta facendo può raccontare la sua storia di successo, sì, ma anche di fallimenti e resilienza, e dove chi sta ancora prendendo le misure può cercare di chiarirsi le idee, magari scoprendo il confine tra sogno e progetto. Una formula semplice – 9 speech (+ quello, finale, dell’Estetista Cinica) introdotti da Veronica Benini e una serie di stand di artigiane – fatta filare alla perfezione una macchina organizzativa pazzesca, con tanto di gadget donati all’ingresso (qua sotto vedete, un po’ stropicciato dal viaggio, un pezzetto dello zaino creato da BettyConcept per l’evento, insieme al bicchierone lavabile che ci ha accompagnate per tutta la giornata, con il logo e il motto del 9 Muse), caffè, servizio bar, guardaroba, acqua, pranzo, ghiaccioli, file alla toilette, aperitivo, musica, il tutto affidato allo *staffiga*, un team di ragazze che si sono candidate spontaneamente e che per tutto il giorno non si sono fermate un attimo, senza far mai mancare un sorriso, una battuta, una soluzione a un problema.

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Tra le artigiane, anche volti ormai amici, come Valentina Come Le Ciliegie: ci siamo incontrate MOLTI anni fa al Fashion Camp, è stato bello ritrovarsi ancora a Milano, con i suoi sorrisi e i suoi valori anarchici ancora splendenti, e guardate che bella fascia per capelli mi sono presa da lei!

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E poi, lo stand Pangea, con le spille disegnate da Enrica Mannari che aiutano le mamme vittime di violenza domestica e i loro bambini. Belle e buone, olè! (Nota a margine: non porto pin da una vita, dai tempi degli zaini di scuola e delle tracolle, ma ho deciso che quest’anno, tra quella di Valentina e queste, andranno sfoggiate un po’… modi unconventional per indossarle ne abbiamo?)

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E poi, lui: lo stand della Cinica, con tanto di team cinico (a disposizione per osservare, dietro due discreti séparé, sederi e cosce e consigliare i trattamenti più adatti a noi) e open bar che non ha mai smesso di irrorare le nostre gole assetate di Spritz rosé

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Io avevo appena fatto il mio ordine di prodotti corpo sull’e-commerce (e menomale, perché altrimenti non sarei riuscita a trascinarmi dietro tutti gli acquisti!) ma allo stand mi sono fatta suggerire qualche prodotto per il viso; la ragazza che mi ha seguita mi ha consigliato il kit scoperta della routine viso più famosa del web, che inizierò a usare questo fine settimana. Nella foto vedete il kit e anche una delle slide con cui Cristina ha corredato il suo speech. Mi sembra un messaggio abbastanza chiaro, no? Altri suggerimenti preziosi: date un valore aggiunto al vostro prodotto e siate generose. E no, questo ultimo punto non era in contrasto con il primo (lavorate per i soldi – in modo etico) perché con la generosità si mette in moto un meccanismo di ritorno che potenzia la bontà del nostro lavoro.

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A proposito di generosità: durante il pomeriggio, quando il caldo ci stava sfinendo, Cristina ha fatto irruzione sul palco con una manciata di flaconi di crema per le gambe. Le ha distribuite, dicendoci di spalmarcele per rinfrescarci un po’, ed è stata accolta da una vera e propria ovazione. La foto che vedete è brutta, tecnicamente sbagliata, ma incredibilmente rappresentativa dell’uragano Fogazzi. Vera, direi. Bellavera, anzi.

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Una missione della Cinica, online e offline: sfatare i falsi miti sull’estetica. Dai luoghi comuni sulla cellulite, i capillari, i pori, le diete, il passo che ci porta al capitolo “beveroni miracolosi” è breve, ed è combattuto a suon di hashtag #fitteatuasorella. Cheers, ladies.

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Ma combattere falsi miti e luoghi comuni sembra una missione che unisce molte delle donne presenti nella manifestazione: dalla splendida QueenMaripa, proprietaria della Casa del Tempo Ritrovato, che non le manda certo a dire quando si tratta di olio di qualità (e anche di qualità della vita)…

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… all’altrettanto splendida Vanessa Distefano, la nona Musa dell’evento, venticinquenne siciliana che prima ha dovuto lottare contro il pregiudizio che riteneva impossibile, per una ragazza, occuparsi di un mulino, e che poi ha affrontato l’incendio del mulino di famiglia con la forza di una tigre e il candore di una colomba: “Ho mandato un messaggio a uno chef stellato spiegandogli cos’era successo alla nostra azienda e chiedendogli aiuto. La cosa peggiore che poteva accadere? Che mi ignorasse”. Invece questo chef ha risposto al suo messaggio, ha coinvolto dei suoi colleghi e nel giro di pochissimo è stata organizzata una cena di beneficenza per finanziare la ricostruzione dell’antico Molino Soprano.

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Alla fine me ne sono tornata a casa con due pacchi della loro pasta e un pacco di farina (oltre a due boccette d’olio di QueenMaripa), sicura che cucinare dei piatti con questi ingredienti non possa che rappresentare un’iniezione di salute per corpo, mente e cuore.

Sì, perché la giornata di sabato, inserita nel contesto di un weekend tutto per me, ha rappresentato un momento di faccia a faccia con i miei sogni, i miei desideri e i miei progetti: ho avuto finalmente il tempo di rimanere sola con i miei pensieri, e questa foto è un po’ il sunto del messaggio che ne ho tratto (cito testualmente dal mio post su Instagram):

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Questa foto immortala un mozzicone della scritta “Arome” che si snodava vicino a dove ero seduta durante gli speech: ne ho ripreso solo un pezzo perché ho riflettuto, per l’ennesima volta, che tra progetti di pari valore, quello che ha più probabilità di riuscire è quello in cui la personalità di chi lo porta avanti è ben visibile, con i suoi valori e le sue aspirazioni. E questa esperienza mi ha confermato che spesso siamo anche troppo sole con noi stesse, convinte di essere le uniche che hanno paure, ansie, problemi pratici, invece basterebbe confrontarsi con le altre, al di là dei feed con le foto perfette, per accorgersi che non è vero, e magari scoprire che chi ci è passato prima di noi può darci un’altra prospettiva su ciò che ci sembra insormontabile. Al 9 Muse questa occasione ci è stata data, a gran voce.

E da qui si riparte: a progettare i lanci di settembre che porteranno in tutta Italia Progetto Nero su Bianco, ma nel frattempo anche le tante iniziative estive sul nostro amato territorio, per goderci la compagnia dei nostri fedelissimi, per farci conoscere per chi siamo: gente che ci crede, che ha carte da giocare e semi da piantare affinché crescano rigogliosi, con radici belle salde e rami su cui ogni genere di volatile può fare il nido. Che non ha paura di fare rete, perché così è più facile, più bello e più significativo: il motto STAY STRANA, STAY FIGA, piace (e si addice) anche al mio M. Non vogliamo più essere come ci hanno messo in testa di dover essere. Vogliamo essere noi, fare le cose che ci riescono bene, imparare a fare quelle che possiamo fare meglio, delegare quelle che non ci riescono. E da qui, si riparte.

 

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