Fashion

Goodbye, Mr. McQueen

These are the memories that Franca Soncini wants to share with us (complete article here, feel free to ask me some translated summary if interested):
“Sono attonita. In questi momenti tutti parlano di Alexander McQueen come di un grande stilista e un uomo di successo che non c’è più. Io invece vorrei parlare anche e soprattutto di quello che aveva dentro e di ciò che amava veramente ed è per questo che mi mancherà”.

Come ha conosciuto Lee McQueen?
Lo conobbi a Londra al Groucho Club a Soho nei primi anni’90 quando già era esploso con il suo talento pirotecnico. Una mia amica che viveva a Londra me lo presentò. Cenammo insieme. Fu straordinario: era come se lo avessi sempre conosciuto perché ci intendevamo alla perfezione. Così decisi di aiutarlo per le sue prime sfilate senza chiedergli alcun compenso, semplicemente perché il suo talento era dirompente e con il suo magnetismo mi aveva segnato.

Che tipo era?
Era un ragazzo riservato, capace di slanci affettivi spiazzanti ma anche di reazioni non proprio “urbane”. Di lui ho sempre ammirato la libertà e l’integrità, che lo portavano a fare solo ciò in cui credeva e che lo rispecchiava. E poi era un istintivo, più che pensare faceva ciò che sentiva, aveva una cultura immensa ma mai erudita e soprattutto aveva un carattere molto estremo. Sicuramente era tutto fuorché un ipocrita, era un puro.

Un vero artista insomma…
Direi proprio di sì. Uno con una visione totalizzante, di cui gli abiti erano solo una manifestazione, seppur la principale. Sapeva combinare la sua arte sartoriale con quella follìa tipica degli anglosassoni. Solo che a volte poi, quando crescono, gli inglesi come si dice “mettono la testa a partito” e vanno a lavorare nella City, assumendo un certo contegno. Ecco, lui non era così, non aveva quel “contegno”. Ciò che in lui sconcertava era la “rabbia” con cui concepiva le sue creazioni. Le sue donne, con le loro silhouettes affusolate e spigolose, quasi androgine, invadevano il mondo maschile senza preoccuparsi di essere apprezzate dagli uomini ma solo per rivendicare la loro presenza. Insomma rappresentavano il suo “io”. Un io indomabile anche se poi Lee era anche un grandissimo lavoratore, rigoroso e responsabile, non una scheggia impazzita. In realtà era così eclettico che amava spaziare e per non annoiarsi inventava dei modi sempre nuovi per raccontare le sue storie. Da qui i suoi show sospesi fra mistero e romanticismo, perché lui possedeva una curiosità insaziabile e non aveva paura dell’ignoto.

Quella stessa curiosità che lo portava a frequentare personaggi stimolanti della scena artistica
Alexander McQueen adorava la musica, specialmente la Techno, quella più tosta. E poi frequentava molti musicisti : come Björk con cui aveva realizzato dei progetti strepitosi. E artisti come Damian Hirst, solo per citarne alcuni. Non era lui a cercare loro perché erano famosi ma era McQueen con la sua personalità a catalizzare la loro attenzione attirandoli verso di sé.

Ricorda un aneddoto condiviso con lo stilista?
Ricordo che sua madre, a cui era visceralmente legato, mi raccontò un episodio della sua giovinezza che mi fece sorridere ma anche riflettere. Quando studiava alle superiori McQueen praticava il nuoto sincronizzato in piscina. Lei lo andò a trovare mentre si esibiva, lui si tuffò con tanto impeto che si ferì. Ma con grande sorpresa di sua madre che lo vedeva sanguinare, uscì dall’acqua come se niente fosse accaduto. Ecco, questo era Lee McQueen.

This is the outfit I’d like to wear at the masked ball of tomorrow night.

I won’t be able to, but I’ll try to create a costume with this mood. Magic and aggressive. Dramatic and original. And far, far more…

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4 thoughts on “Goodbye, Mr. McQueen

  1. incredibile…quando ho letto la notizia non ci potevo credere…nella vita bisogna essere forti e non sempre, soprattutto se si è da soli, ci si riesce…mi sembra comunque impossibile che persone così di successo, che hanno tutto, non riescano a tirarsi fuori dalla depressione…noi poveri semplici cittadini comuni, con tutte le difficoltà che abbiamo dal trovare il lavoro a pagare un affitto etc. etc cosa dovremmo fare?

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  2. Ahaha, ma no che non ci riesco! E in 24 ore, poi!! 😀 E' che ho a disposizione il parco costumi della mia compagnia, qualcosa che funga da tributo ideale a questo genio della moda dovrà pur venire fuori!Annoso problema, quello del "se non se ne tirano fuori loro, cosa dovremmo fare noi", che solleva milioni di dibattiti… non so, non riesco ad avere un'opinione precisa in merito… Se mi immagino tra i più famosi stilisti del mondo mi immagino automaticamente come una delle persone più felici del mondo, ma chissà… forse i problemi sarebbero altri, e non è detto che avrei la forza di affrontarli. Troppe variabili , viene il capogiro solo a pensarci! 😦

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