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Un anno senza Roberto FREAK Antoni… e ora? Ribelle e Basta.

Era il 2007 e io gli Skiantos non li avevo mai ascoltati sul serio. Sapevo che facevano rock demenziale, che non erano loro che facevano lo stesso genere degli Elio e le Storie Tese, ma il contrario, e pochissimo altro.

Ad agosto Roberto FREAK Antoni e Alessandra Mostacci parteciparono a Piombino Experimenta, festival di musica elettroacustica dove io prestavo servizio, credendo nell’assoluto bisogno dei giovani, e della mia città, di “assaggiare” il più possibile in termini di generi e linguaggi artistici. Roberto e Alessandra si rivelarono subito una coppia di artisti brillanti e incredibilmente padroni della scena, capaci di mettersi in comunicazione con persone di ogni età. I ragazzi per i quali tennero un workshop sulla storia della musica contemporanea furono letteralmente stregati dalla semplicità con cui li accompagnarono nel dipanarsi di generi e sottogeneri. Gli spettatori del recital che tennero la sera furono strabiliati allo stesso modo. Io mi porto dentro ancora quell’entusiasmo misto a calore misto a una preparazione invidiabile che sono la formula di quel successo così grande. Al termine della lezione coi ragazzi corsi al bar a comprare dei succhi di frutta per i nostri ospiti. Non ne volli sapere di farmi restituire i soldi da Roberto, che ribatté, posandomi una carezza sulla guancia: “Bene, quando passi da Bologna vieni a riscuotere un succo di frutta da noi”. Ho sempre creduto che un giorno, piombando a Bologna, avrei raggiunto Roberto e Alessandra per fare quattro chiacchiere bevendo insieme quel benedetto succo di frutta.
E invece.
Un anno fa la notizia che Roberto se n’era andato.
Due mesi prima di compiere 60 anni.

Ho cercato il brano che più aveva divertito i nostri giovani allievi, quel giorno, che si erano sorpresi a riconoscervi la loro voglia di fare cose proibite in barba all’autorità dei genitori, senza essere ancora indipendenti al 100% dal loro giudizio e dal loro aiuto. “Bello sapere che qualcuno ci è già passato”, mi disse Edoardo, muturando che aveva perso un paio d’anni di scuola, ammettendo che la sua collezione di tatuaggi era stata rosicchiata dalle paghette e dalle creste che faceva sui resti delle commissioni per conto di nonni e genitori. Insomma, ho cercato Sono un ribelle, mamma su Youtube e ho trovato un duetto con Alessandra. Credo sia stato una specie di quadratura del cerchio, a completare il mio ricordo, a lenire per qualche minuto il dispiacere:

Adesso è già un anno che Roberto non c’è più e però ho ritrovato un vecchio amico, qualcuno che negli anni in cui volevo essere a tutti i costi fuori dal coro di compagnia me ne ha fatta tanta, ma tanta.
J-Ax è tornato, col pelo un po’ più grigio, con la voce un po’ più roca, ma è sempre lui.
Non è più lo stesso eppure è sempre lo stesso. Come me, in fondo. Come tutti i suoi due milioni di nipoti che ancora resistono anche se è comparso qualche capello bianco in testa. Il suo nuovo album, Il Bello di Esser Brutti, me lo sono comprato la mattina stessa in cui è uscito. Irriverente, scanzonato, caustico, fa venire di muovere il culo molleggiando con le ginocchia, fa venire voglia di parlare in rima – perché prima – non c’era niente che non andasse storto – e ora – almeno c’è qualcuno che ti dà ascolto.
Ribelle e basta lo voglio pensare come una dedica al grande Roberto, e anche se la mamma alla quale J-Ax si rivolge è un’Italia che non lo capisce davvero, forse, ma che in fondo ama ancora malgrado i problemi di comunicazione. Il video non si trova ancora su Youtube, perciò vi copio il testo integrale del brano: una serie gustosissima di citazioni e tributi, imbastiti su una base che incalza:

RIBELLE E BASTA – J-AX

Ciao mamma sono Alessandro, va’ che stasera non torno perché vado a fare brutto a uno che m’ha scritto un commento negativo su YouTube, mi raccomando tu vai a letto e stai…

… calma, sono un ribelle mamma,

sono un ribelle e basta, così ci morirò.

Perché quand’ero in pancia, girava Vallanzasca

e tu scendevi in piazza a vedere Dario Fo.

Sono un ribelle mamma, sono un ribelle e basta,

non devi stare in ansia, sto bene come sto.

Sono un ribelle mamma Italia,

non stare sveglia a letto nella stanza,

cucimi le borchie sullo Schott. 

Oh mamma Italia, di terra buona uguale non ce n’è,

la mia canzone vola quando penso a te,

il pomeriggio è azzurro come il Crystal meth,

cos’è dopo la suora ti aspettavi Christian-rap?

Ciao mamma Italia guarda come mi diverto,

ho convinto la Carrà a tatuarsi un teschio!

Se la musica è sesso sono un maniaco perfetto,

ti violento penetrandoti l’orecchio.

Poi la Rai che da Cocciante passa a Ax,

è come la nonna che ti passa dalla valeriana al crack!

Dillo alle tue amiche che odio ancora come Dax,

parlo inglese meglio del tuo presidente I don’t give a fuck!

In questa storia Fantozzi è la rockstar,

la principessa Disney sposa il vecchio punk,

lo sfigato della scuola è una celebrità,

ed è il modo che ho inventato per fottere la realtà!

Calma, sono un ribelle mamma,

sono un ribelle e basta, così ci morirò.

Perché quand’ero in pancia, girava Vallanzasca

e tu scendevi in piazza a vedere Dario Fo.

Sono un ribelle mamma, sono un ribelle e basta,

non devi stare in ansia, sto bene come sto.

Sono un ribelle mamma Italia,

non stare sveglia a letto nella stanza,

cucimi le borchie sullo Schott.

Cara mamma Italia i tempi sono cambiati,

non contare su di me perché tu non mi calcolavi.

Io ti conosco e non ci credo che mi ami

e voglio che mi paghi perché mi insultavi gratis.

Meglio morire commerciali,

che quei rappusi chiusi in casa al buio che si credono Illuminati.

Come i vitelli si scornano per due mucche

e il vecchio toro arriva piano e se le tromba tutte.

Fedele alle promesse fatte da minorenne

resto re nel mio castello di sabbia.

Tanto chi finge, quando avrà i capelli argento si pente

e si cancella i tatuaggi come Asia.

Mi piace fare rabbia ai tuoi intellettuali,

andare ai centri sociali, tutto vestito Armani.

Perché vengo da dove indossare capi firmati è la protesta dei figli dei proletari!

Mamma da bambino ascoltavo gli Skiantos

se giocavamo all’A-team ero Murdock.

Al militare se l’avessi fatto,

sarei finito come palla di lardooo!

E quindi faccio un disco dove la violenza è un must,

che mette a ferro e fuoco la città: GTAx.

Piace a tanti ma lo ammettono in pochi,

musicalmente è come il dito in culo quando scopi.

Sono un artista seminale, seminavo la maria.

In testa a chi mi ascolta pianto il seme dell’anarchia,

assieme a dubbi che non vanno via,

è la vittoria della fantasia sugli adulti, ed è la vita mia!

Che prima d’essere un cantante sono un troll,

lo faccio per i LOL, Do Re Mi Fa Sol-di.

Con lo stesso testo in loop, nuovo Mogol

ma lui usa cuore e amore, io vaffanculo e no!

Hai capito mamma, sono un ribelle non ho bisogno di te!

Oh, ma non ti dimenticare l’assegno SIAE

e guarda che passo Mercoledì che c’ho i pantaloni mimetici da allargare un po’ in vita. Ciao.

Vi lascio col trailer del promo ufficiale dell’album. Io vi consiglierei di ascoltarlo tutto. E di brindare con un bel bicchierone di succo di frutta alla memoria di Roberto FREAK Antoni. Lui gradirebbe.

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