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“Once upon a tape” e “Rising from the Silence”: amore per l’arte a 360°

Ciao, e grazie di essere qui! Oggi ti voglio raccontare, con tutto l’orgoglio che l’hashtag #dallaprovinciaconamore può contenere, di due progetti che hanno a che fare con la musica, ma non solo: hanno a che fare con la letteratura e con il teatro, con la creatività e la solidarietà. Sono targati Livorno ma possono andare dove vogliono, quindi presto, partiamo e vediamo dove arriveremo insieme!

Elena Ciurli e Once Upon A Tape

Elena e io ci siamo conosciute all’incirca quando è nato questo blog, e di lei ho sempre ammirato il piglio poliedrico: è lei che mi ha venduto le scarpe più belle che ho nella scarpiera, e successivamente libri indimenticabili, siamo state ospiti insieme in un programma radiofonico dell’emittente locale, ho tenuto un corso di scrittura creativa per la sua associazione, abbiamo riso e brindato e immaginato di poter tornare indietro nel tempo per assistere di persona alla nascita del punk. Elena scrive (e bene), ha co-fondato il progetto Donne Difettose e non sa stare con le mani in mano: dal suo gusto per le immagini (ha alle spalle una formazione da grafica pubblicitaria) e dal suo amore per la musica e la letteratura è nato Once Upon a Tape, il suo brand che unisce le facce dei cantanti e le parole degli scrittori attraverso il tratto inconfondibile dell’illustratrice Clara Gargano. E le piazza sulle magliette! ❤️
Per adesso la collezione è composta da tre magliette unisex in cotone, ma io sono sicura che crescerà… anzi, conoscendo Elena scommetto che sul suo computer ci sono già i bozzetti delle prossime proposte. Ma non corriamo: già queste prime tre proposte sono tutte da gustare, come si fa a non amarle a prima vista?

Io quella che mi fa battere il cuore più di tutte ce l’ho già, in effetti, e non vedo l’ora di provarla! Se sei in zona trovi le magliette Once Upon a Tape alla libreria Alla Corte dei Libri Art Café di Venturina Terme, ma puoi contattare Elena tramite la pagina Facebook o il suo shop Etsy.
In attesa di tornare a chiedersi cosa mettersi per andare a un concerto (non so te, ma io sono della scuola di pensiero che esclude categoricamente la possibilità di indossare la t-shirt della band che si esibisce!), mi piace pensare di avere sulla pelle tre cantanti che non ho fatto in tempo a vedere dal vivo ma che hanno saputo, ognuno a modo suo, lasciare un solco nella storia della musica, e tre scrittori che ho incrociato, ancora e ancora, nei miei studi e nel mio lavoro.
Ma a proposito di nostalgia per i concerti…

Dark Quarterer: Rising from the Silence

I Dark Quarterer sono la band più longeva del panorama musicale piombinese, nota in tutta Italia nell’ambiente heavy metal soprattutto per lo slancio che ha saputo dare al genere epic/progressive metal nel nostro Paese. Indipendentemente dai tuoi gusti musicali c’è qualcosa che ti commuoverà in quello che ti sto per raccontare, ma non ti garantisco che ci arriverò in due parole: prima di tutto devi sapere che, grazie ai membri dei Dark Quarterer, intere generazioni di piombinesi hanno imparato e stanno imparando a fare musica, perché tra loro ci sono insegnanti di primissima categoria, che sanno come valorizzare i talenti e far emergere le specificità dei singoli (e già questo basta a farmi lucidare un po’ gli occhi, ma si sa, io sono un’insegnante super sentimentale e non potrebbe essere altrimenti!).

E c’è un luogo, a Piombino, dove siamo passati tutti noi che abbiamo avuto a che fare con un palcoscenico: il Cinema Teatro Metropolitan. Si trova nel cuore del centro storico della città, a due passi dalle Mura Leonardesche, e tutti quelli che frequento, presto o tardi, si sono trovati a non doversi fermare in sala per assistere a un film o a una rappresentazione teatrale, ma a varcare la porta alla destra del palcoscenico e andare in scena per un saggio di danza, canto, musica o teatro, con la voce che trema e il cuore che picchia nello sterno, le ginocchia molli e gli occhi che non riescono a forare la cecità delle luci accese addosso.
Alcune di queste persone hanno amato questa sensazione a tal punto da non poterne e volerne più fare a meno, e sono diventati uomini e donne che di arte ci vivono: attori, registi, danzatori, formatori, organizzatori, tecnici, operatori e tutte quelle centinaia di categorie professionali che rientrano nell’elenco dei lavoratori dello spettacolo, feriti a morte dalla crisi degli ultimi mesi.
I Dark Quarterer hanno deciso di fare qualcosa di concreto per il Cinema Teatro Metropolitan, che dopo tutti questi mesi di chiusura al pubblico rischia di non riaprire più, e ha organizzato una serata di raccolta fondi a sostegno di questo luogo e della cooperativa che lo gestisce: hanno suonato il loro album Pompei proprio dentro un Metropolitan deserto, hanno registrato l’esibizione e la manderanno in onda in streaming sabato 13 febbraio alle 21.30 (e disponibile in replica per 24 ore… ma tanto dove dobbiamo andare di sabato sera, scusate eh?). Si può assistere da qualsiasi parte del mondo, a fronte di un’offerta minima di 5,00€ dalla piattaforma Bandcamp, che è facilissima da usare, e non sarà come essere davvero a un concerto, ma si può sempre fare finta. Non sarà come essere a un concerto, ma ci darà la sensazione di esserci, e questo, sì, è preziosissimo.

Prima di salutarci ti metto il link a un lungo intervento dei Dark Quarterer a Metal.it di ieri sera, in cui hanno raccontato molti aspetti interessanti dell’album Pompei e hanno dato dimostrazione, per l’ennesima volta, di che artisti grandiosi e soprattutto di che razza di belle, bellissime persone siano:

PS: Se mi stai leggendo da lontano e non senti alcun moto di commozione per la realtà del Cinema Teatro Metropolitan ma hai in qualche modo a cuore la situazione dei lavoratori dello spettacolo, spero che avrai letto fin qui e ne approfitterai per cercare la realtà locale che ti preme di più e trovare il modo di contribuire, nel modo più adatto, alla sua sopravvivenza ❤️

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